Ugo Stille fu
il primo pubblicista italiano a diventare, nel 1987, direttore di un
quotidiano di prestigio come il Corriere della Sera. Fu una novità
anche se fin dal 2 luglio 1968 la Corte Costituzionale aveva
cancellato la norma che vietava tale incarico a un non
professionista. Da allora c’è stato anche l’inserimento nelle
redazioni con incarichi previsti dal contratto. Ora viene compiuto
un ulteriore passaggio storico: l’obbligatorietà di un corso
propedeutico al pubblicismo ed un colloquio che prenda spunto dalla
produzione presentata al vaglio del Consiglio regionale. Così si
perfeziona la preparazione di una categoria che sta acquistando
sempre maggior rilevanza.
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E’ la strada che l’Ordine dell’Emilia
Romagna ha iniziato nel 2008-2009 con il corso preliminare
informativo che ha riscosso un grande successo. “E’ stato un
modello”, allora commentammo con una punta d’orgoglio, ed il 17
giugno il Consiglio nazionale l’ ha adottato per tutta Italia. I
lavori delle commissioni congiunte Giuridica e Culturale l’hanno
infatti trovato in armonia anche con la vecchia legge del ’63,
specificamente con l’ultimo comma dell’articolo 34 del regolamento
dove si afferma che “il Consiglio regionale può richiedere gli
ulteriori elementi che riterrà opportuni in merito all’esercizio
dell’attività giornalistica” da parte di coloro che presentano
domanda per diventare pubblicisti. In altre parole, il Consiglio
stesso - o una Commissione - sentirà l’aspirante pubblicista perché
fornisca indicazioni sulla sua produzione anche con riferimento alle
principali norme giuridiche e deontologiche che governano la
professione. Poi l’ammissione sarà deliberata dal Consiglio
regionale.
Per facilitare tale colloquio gli Ordini regionali dovranno
tenere periodicamente corsi di formazione per i futuri giornalisti
pubblicisti dedicati in particolare al complesso delle norme
deontologiche che la categoria si è data, oltre che al quadro
legislativo che concerne la professione (Costituzione della
Repubblica; diritto all’informazione e libertà di stampa; legge
istitutiva dell’Ordine e distinzione tra informazione e
comunicazione, con particolare riferimento al divieto di fare
pubblicità; legge sulla stampa; legge sulla privacy, Carta dei
doveri più tutte le specifiche settoriali come quelle per
l’informazione economica e lo sport, Carta di Treviso, Carta di
Roma…). Nei casi particolari in cui risulti palese che le conoscenze
siano già in possesso degli aspiranti pubblicisti (ad esempio un
esperto di diritto per la parte riguardante le norme legislative) il
Consiglio potrà decidere di esentarlo dai moduli del corso che
sarebbero per lui superflui.
Tali corsi obbligatori potranno svolgersi in modo
“concentrato” in una o due giornate a tempo pieno e si concluderanno
con la certificazione che siano stati seguiti con diligenza e con
profitto. Per non ritardare l’iter di valutazione delle domande di
iscrizione si dovrà prevedere che ai corsi si possa accedere prima
del compimento dei due anni di attività giornalistica di
collaborazione. E’ opportuno prevedere che i corsi possano essere
seguiti on-line da chi non abbia la possibilità di intervenire di
presenza per ragioni di distanza o di orario. I corsi on-line
potranno essere curati direttamente dall’Ordine regionale, o
elaborati a livello nazionale per essere messi a disposizione sul
web; dovranno contenere sistemi di certificazione della frequenza e
un accesso, in forma riservata, a funzioni di test per la verifica e
la auto-verifica dell’apprendimento.
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Diventare pubblicisti
alla maniera di Bologna
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