Il dibattito a Bologna su privacy e bocche cucite

   
     

“INTERCETTAZIONI privacy e bocche cucite”. Un dibattito dal titolo esplicito all’Arena del Sole – organizzato dall’Ordine regionale dei giornalisti dell’Emilia-Romagna al termine dell’assemblea annuale – per una discussione a più voci sul Ddl del ministro della Giustizia Angelino Alfano che vuole limitare le intercettazioni telefoniche a una tipologia ristretta di reati e vietare la pubblicazione delle indagini preliminari, pena il carcere per i giornalisti. In platea personaggi politici come i parlamentari Pd Antonio La Forgia e Donata Lenzi e Paolo Nanni dell’Italia dei valori.
 

(Foto Pasquale Spinelli)---------------

Si inizia con la proiezione del video “Professione Riporter” realizzato da un gruppo di giornalisti fra i quali Maxia Zandonai della Rai, Mimmo Lombezzi di Mediaset, Marco Travaglio di Annozero, Pino Nicotri dell’Espresso, Rosi Brandi della Prealpina di Varese, Guido Besana di Mediaset, Laura Verlicchi de Il Giornale, Massimo Alberizzi del Corriere della Sera. Appaiono sullo schermo imbavagliati, poi esordiscono con una frase che non ha bisogno di spiegazioni: “In America il giornalismo è il cane da guardia della democrazia, qui in Italia vorrebbero un cane di compagnia”.

Introduce il presidente dell’Ordine regionale Gerardo Bombonato: “Stiamo parlando di una legge che ancora non c’è, ma che si è già rivelata un problema, agitando il fantasma del controllo sui media”.

Su un punto i relatori si dimostreranno (quasi tutti) concordi: il ddl nasce come reazione a un impiego smisurato delle intercettazioni da parte della stampa. Ma la reazione si é rivelata ugualmente fuori misura e rischia di compromettere il funzionamento della macchina democratica.
 

(Foto Pasquale Spinelli)---------------

Si pone anche il tema delle notizie non rilevanti ai fini della indagini, ma comunque utili per ricostruire il modus operandi di un personaggio pubblico: bisogna pubblicarle lo stesso?

Interviene Vito Zincani, procuratore della Repubblica a Modena che si è occupato del rapimento e dell’uccisione del piccolo Tommy. Un j’accuse durissimo, il suo: “Il ddl è un’esigenza del momento per oligarchie che pretendono una norma che tuteli i loro interessi”. Le leggi ci sono già, dice Zincani. Alfano vuole andare ben oltre. Ecco un esempio di quello che accadrebbe con l’approvazione del suo testo: “Prendiamo il caso di un incendio. Stando al ddl, le intercettazioni non sono applicabili. Ma un incendio può essere di varia natura: casuale, colposo, oppure una ritorsione della mafia”. La soluzione è una sola, difficile ma non impossibile: “Bisogna trovare il giusto equilibrio tra indagini, riservatezza e diritto-dovere di essere informati”.

Poi parla Alessandro Melchionda, giurista e avvocato: “Alfano vuole estendere il segreto non solo agli atti, ma alle attività di indagine. C’è un diritto a essere informati e un diritto alla segretezza: bisogna trovare un punto d’incontro”.
 

(Foto Pasquale Spinelli)---------------

Giovanni Trombini, avvocato penalista, è il più “tenero” con Alfano: “Non c’è dubbio che la normativa ponga alcune restrizioni al metodo investigativo: ma il diritto di cronaca non è a rischio. Piuttosto Alfano cerca di arginare la spettacolarizzazione delle vicende oggetto di indagine. Oggi i processi si fanno prima sui media e poi in tribunale”.

Claudio Santini, giornalista giudiziario, si dice preoccupato: “Per tutelare la privacy – riflette - basta già il codice deontologico dei giornalisti . Le regole ci sono, a che serve una nuova? Ci sono stati abusi, è vero. Ma limitare le intercettazioni fa comodo soprattutto ai politici, che si ritengono al di sopra di ogni sospetto”. Alla domanda se pubblicare o meno gli atti irrilevanti per le indagini, Santini risponde: “Alcune intercettazioni non hanno rilevanza penale, ma politica sì. E i giornali devono farlo sapere”. Tradotto: la privacy, in alcuni casi, viene dopo.
 

(Foto Pasquale Spinelli)---------------

L’ultimo intervento è di Guido Columba, presidente dell’Unione nazionale cronisti italiani e coautore, con la sua associazione, di un pamphlet contro il disegno di legge del ministro: Ddl Alfano: se lo conosci lo eviti. Secondo Columba lo spartiacque è stato Tangentopoli. I politici, fino ad allora intoccabili, si sono sentiti attaccati e hanno cercato di portare indietro l’orologio giudiziario ai tempi del codice Rocco. Intento trasversale ai governi: “Il Ddl Alfano è sulla falsa riga della riforma della giustizia di Mastella. Qui si mette la saracinesca al diritto degli italiani di sapere quello che accade”.

 

 

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