Se il “disegno Alfano” fosse già legge
(e potrebbe esserlo fra breve) nessuno oggi saprebbe ancora niente
di Moggi, di Fazio, della Parmalat e dei trapianti disposti da
medici senza scrupoli. I discorsi sugli eccessi, sulla privacy, sul
carcere o sul non carcere, sono discorsi, ma la realtà vera è solo
questa che abbiamo espresso in apertura. Da qui l’interrogativo: è
possibile che in una democrazia ed in uno stato di diritto i
cittadini siano tenuti all’oscuro di quello che succede anche nel
mondo politico ed economico e siano così privati, per legge, delle
conoscenze in base alle quali esercitano il loro diritto di voto?
Qualcuno ha ricordato le disposizioni sulla nera e sulla giudiziaria
diramate negli anni Trenta ed ha sicuramente esagerato, ma nessuno può e
deve ignorare gli almeno potenziali ed innegabili pericoli messi in
evidenza martedì 3 marzo a Roma in un pubblico incontro nel quale è
stato presentato un pamphlet dal significativo titolo: "Ddl Alfano:
se lo conosci lo eviti".
Si tratta di un quaderno dell’“Unione Cronisti” che raccoglie,
in 224 pagine, le opinioni di trenta firme tra giuristi, magistrati,
avvocati, investigatori, giornalisti più un’ampia documentazione,
tra cui il parere pro veritate dei professori Enzo Cheli e Carlo
Federico Grosso che la Fieg ha già trasmesso alla Commissione
Giustizia della Camera.
E’ uno strumento di conoscenza, analisi e intervento messo a
disposizione del Parlamento ed un contributo molto qualificato
affinché su temi di importanza determinante come l'efficacia della
giustizia, la libertà di stampa, la tutela della riservatezza, i
legislatori possano disporre di opinioni e osservazioni che
consentano loro di approvare una buona legge.
Al tavolo dei relatori a Roma - tra gli altri - il presidente
dell'Ordine dei giornalisti Lorenzo Del Boca, il segretario della
Fnsi, Franco Siddi, il presidente Roberto Natale, il presidente
dell'Associazione nazionale Magistrati Luca Palamara. ''Se il ddl
Alfano – ha scritto Del Boca - vuole essere una vera riforma deve
essere radicalmente modificato. Se vuol riscrivere le regole cui si
devono attenere i magistrati per la raccolta e l'uso delle
intercettazioni lo faccia, ma senza limitare i diritti dei
giornalisti ad informarsi e dei cittadini a essere informati. Se si
vuole tutelare meglio la privacy dei cittadini si eviti di inserire
negli atti non più coperti da segreto quelle intercettazioni che
riguardano la sfera privata dei cittadini e che nulla hanno a che
vedere con le ipotesi di reato. E poi si smetta di intimidire la
stampa con le manette''. Inoltre: ''si vuole strangolare il diritto dei
cittadini di sapere'' ha aggiunto il presidente della FNSI Roberto
Natale.
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I pericoli veri
del disegno Alfano
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