Studiamo i problemi del carcere

Di fronte alla criminalità dilagante la reazione più diffusa è quella del carcere severo per chi viola la legge. Ma la galera è oggi un rimedio o solo il preludio ad altri problemi?

Se ne è discusso alla prima lezione del corso "Cittadini sempre" promosso dalla Fondazione dell'Ordine Giornalisti, nell'aula di Strada Maggiore 6 a Bologna, relatori: Francesco Maisto, presidente del Tribunale di Sorveglianza di Bologna e Rosanna Buscemi, provveditore regionale vicario alle carceri. L'iniziativa si è inserita nel percorso formativo di Regione, Provincia, Fondazione Avvocati e Conferenza regionale Volontariato Giustizia che tende a promuovere competenze condivise sul progetto "Cittadini sempre" proposto dall' assessorato alle Politiche sociali dell'Emilia-Romagna.

Cinquanta partecipanti e tre ore di intenso dibattito che hanno stimolato riflessioni su alcune tematiche proposte dai conduttori della prima giornata.

Negli ultimi decenni, le leggi anticriminalità hanno mostrato una spiccata tendenza a varare "pacchetti sicurezza" ispirati alla tolleranza zero con obbligo di prigione per chi sbaglia. Così si sono riempite le carceri oltre misura e - in mancanza di nuovi stabilimenti e nell'impossibilità di rispedire in libertà "per mancanza di posti" - si è fatto ricorso a un gioco di parole. La capienza è stata distinta in reale (quella originariamente prevista), in effettiva (quella che si riscontra), in tollerabile (quella alla quale si può arrivare prima di scoppiare): un sofisma che ha permesso di dichiarare accettabile anche le condizioni nelle undici strutture carcerarie dell'Emilia-Romagna. Ma le celle sono stracolme, i reclusi spesso "accatastati" e la tensione aumenta e la gestione diventa ingestibile.

La tendenza rieducativa, prevista dall' articolo 27 della Costituzione, è poi inapplicata perché non applicabile e la legge carceraria si prospetta al limite dell' illegalità.

Tutto ciò è indubbiamente conseguenza di responsabilità individuali, istituzionali, politiche ma anche di carenze culturali che dovrebbero partire dall'interrogativo se la galera ad ogni costo sia o no l'unica risposta possibile. E' vero, la gente chiede la "certezza della pena" ma questo principio non è scritto nella Costituzione che invece esplicitamente prevede che i trattamenti carcerari non siano contrari al senso di umanità ed abbiano tendenza rieducativa. Perché allora non ampliare anziché restringere le misure alternative al principio del carcere per il carcere?

Ha coordinato gli interventi Claudio Santini, direttore per la formazione della nostra Fondazione, ha introdotto Gerardo Bombonato, presidente dell'Ordine regionale, ha porto il saluto Carla Brezzo a nome dell' assessore regionale Teresa Marzocchi, è intervenuta Paola Cigarini per la Conferenza regionale del Volontariato Giustizia.

Le prossime lezioni saranno lunedì 13 su "L'esecuzione delle pene: carcere e misure alternative"; lunedì 20 su "La giustizia minorile"; lunedì 27 su "La Carta del carcere e della pena". Concluderà (in data ancora da definire) un evento pubblico su "Le vittime e gli autori dei reati nei media".

 

7 febbraio 2012

 
 
   
     
   
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